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    24 settembre

    ciò che facciamo lo sentiamo?

     

             Pregare con i Cinque Sensi

     

    Quando si parla di preghiera si pensa per lo più ad un momento fatto per lo più di parole e di silenzio. Ma accostandoci alla Sacra Scrittura, possiamo allenare tutti i 5 sensi ad aprirci all’incontro con il Signore.

    La Parola è, infatti, "scuola di vista", che ci aiuta a vedere Dio con occhi nuovi, privi delle cataratte della noia, del dovere, della fretta, che ci rendono incapaci di stupore e di gratitudine, perché «guardare a Lui ci fa essere raggianti» (cfr. Sal 34), come Mosè quando usciva dalla presenza del Signore (Es 34,35).


    "Scuola di gusto", perché ci fa assaporare le parole della Scrittura, mai uguali a se stesse, seppure lette più e più volte, per trattenerne la bellezza e la dolcezza, come faceva S. Francesco che passava la lingua sulle labbra ogni volta che diceva il nome di Gesù (Fonti Francescane 470).

    "Scuola di tatto", perché attraverso la Parola consegnataci dagli Apostoli -ci assicura Giovanni- abbiamo la garanzia, non solo di vedere, ma anche di «toccare quello che essi toccarono con le loro mani del Verbo della vita» (cfr. 1Gv 1), e giungere anche noi alla professione di fede di Tommaso, che, dopo aver posto il suo dito sul segno dei chiodi proclama Gesù «mio Signore e mio Dio» (Gv 20, 27-28).

    "Scuola di olfatto" che, accostandoci alle "fragranti parole di Cristo" (Fonti Francescane 180), ci rende a nostra volta «diffusori del profumo della sua conoscenza» (2Cor 2,14), come S. Policarpo, che mentre bruciava nel fuoco del martirio, emanava «tanta soavità di profumo, come di incenso o di qualche altro aroma prezioso» (dalla «Lettera della chiesa di Smirne sul martirio di S. Policarpo»).

    Infine è "scuola di ascolto" perché ci rivela un Dio che è Parola dal suo stesso esistere («In principio era il Verbo» Gv 1,1), che vuole dialogare con noi, offrendoci parole non zuccherose, ma impegnative, talora scomode, le uniche però che vale la pena di seguire, perché solo esse sono «parole di vita eterna» (Gv 6,68), come ha riconosciuto Pietro, pur nella fatica di accogliere un Messia diverso dalle sue aspettative.

    Buon allenamento, dunque, con l’augurio che anche tu possa scoprire, come dice S. Chiara, che «l’amore di Cristo rende felice, la sua contemplazione ristora, la sua benignità sazia, la sua soavità ricolma, il suo ricordo risplende soavemente» (Fonti Francescane 2901).

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